giovedì 22 novembre 2012

Concordato preventivo con domanda “in bianco”

(Riferimenti Normativi: DL “crescita e sviluppo” - L. 7 agosto 2012 n. 134, pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 171 della Gazzetta n. 187 dell’11 agosto)
L’imprenditore in difficoltà ha oggi un nuovo strumento di protezione della continuità aziendale nell’ipotesi di un tentativo di risanamento della società.
Sono, infatti, state apportate significative modifiche alla disciplina del concordato preventivo: in particolare è oggi possibile presentare una domanda di concordato “in bianco” che non fornisca, temporaneamente, alcuna indicazione circa:
- l’offerta proposta ai creditori ;
- la tipologia di concordato che il debitore intenderà adottare;
- le modalità della sua esecuzione.
E’ stato modificato il nuovo sesto comma dell’art. 161 L. fall. (RD 267/42): l’imprenditore in crisi può oggi depositare il ricorso per l’ammissione al concordato preventivo allegando unicamente i bilanci degli ultimi tre esercizi e riservandosi di presentare successivamente:
- la proposta ai creditori;
- il piano concordatario;
- l’attestazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano;
- tutta la documentazione prescritta dal secondo comma dell’art. 161.

La modifica della legge fallimentare offre oggi uno strumento di difesa molto utile per l’imprenditore in crisi che voglia concordare con i creditori un abbattimento del debito.
Il nuovo concordato consente infatti un’immediata protezione del patrimonio per il periodo necessario all’elaborazione del piano, allo svolgimento delle trattative con i creditori e alla predisposizione della relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano da parte del professionista attentatore.
Si potrà evitare, quindi, il rischio che il tentativo di risanamento sia pregiudicato da iniziative aggressive da parte di quei creditori che tentino di avvantaggiarsi rispetto agli altri con singole azioni esecutive o cautelari.

Il termine entro il quale il debitore dovrà formalizzare la proposta ai creditori sarà fissato dal Giudice e potrà variare da 60 a 120 giorni, prorogabile (con un’eventuale giustificazione) di non oltre 60 giorni. La concreta determinazione del termine dipenderà dalle esigenze del debitore che, però, dovranno essere necessariamente motivate e descritte anche al fine di compararle con l’opposta esigenza dei creditori di ottenere una rapida formulazione della proposta.


Al beneficio sopra descritto non potrà, comunque, essere ammesso l’imprenditore che, nei due anni precedenti, abbia già presentato una domanda di concordato “in bianco” senza che, successivamente, sia intervenuta l’ammissione alla procedura di concordato preventivo o l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti nel frattempo richiesta.
Al fine di evitare utilizzi strumentali della procedura concordataria da parte dell’imprenditore, al solo scopo dilatorio di una dichiarazione di fallimento o per  proseguire l’attività e depauperare l’azienda a danno del ceto creditorio, il legislatore ha previsto obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa, che il debitore dovrà assolvere nel periodo che va dalla pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle imprese al decreto di ammissione alla procedura, sino alla scadenza del termine (art. 161, ottavo comma, L. fall.).
Vigilando costantemente sull’andamento dell’attività azienda sarà, infatti, possibile evitare comportamenti che rechino danno al ceto creditorio e valutare la serietà della domanda concordataria.
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