domenica 11 novembre 2012

Commercialista e Scheda carburante


La scheda carburante rappresenta, tanto per le imprese quanto per i professionisti, lo strumento necessario per poter documentare l’acquisto di carburante per beneficiare della deducibilità del relativo costo ai fini delle imposte dirette e detrazione dell’IVA assolta all’acquisto ai fini delle imposte indirette.
Sul tema della corretta compilazione della scheda carburante massima attenzione spetta sia al cliente, responsabile dei dati in essa riportati, sia al commercialista, responsabile della registrazione in contabilità del documento.
Consolidata giurisprudenziale afferma ormai l’irrilevanza fiscale del documento laddove lo stesso non presenti le indicazioni richieste dalla normativa in materia. Sul punto, con la Nota prot. n. 183 del 26 ottobre scorso, la SNA (Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione), nell’intento di sensibilizzare i propri iscritti sul corretto utilizzo della scheda carburante, offre un’interessante sintesi dell’attuale posizione giurisprudenziale in materia. In particolare, con riferimento ai contenuti obbligatori della scheda, viene ricordato che la scheda carburante deve contenere i seguenti elementi:

  • la firma di convalida sulla scheda carburante da parte dell’esercente. La Cassazione, con la sentenza n. 21941 del 19 ottobre 2007, ha stabilito che – ai fini del riconoscimento della detrazione IVA – è necessaria la presenza della firma sul documento. In assenza di tale firma, infatti, la scheda carburante (pur in presenza di tutti gli altri elementi) non è comunque in grado di assolvere alla finalità prevista dalla legge e, quindi, la detrazione dell’IVA annotata su tale documento verrebbe negata.


  • il chilometraggio percorso dall’autovettura alla fine del mese o del trimestre (dato escluso per i soli professionisti). L’assenza del dato comporta l’indeducibilità dei relativi costi. In tal senso si è espressa anche la Cassazione, con sentenza 18 febbraio 2011 n. 3947.
  • il numero di targa per la corretta individuazione del veicolo. La Cassazione, con la sentenza n. 21769 del 9 novembre 2005, ha stabilito che affinché – ai fini fiscali – possano essere riconosciuti i costi per l’acquisto del carburante, è necessario che le schede contengano sempre anche la targa del veicolo. Tale elemento, anche se non espressamente richiamato dalla norma, rappresenta secondo i giudici la garanzia dell’identità del veicolo effettivamente rifornito e l’effettiva riferibilità del relativo costo all’attività di impresa. Detta interpretazione è stata successivamente confermata dai giudici della Suprema Corte con la sentenza 19820 del 18 luglio 2008;
L’assenza di anche solo uno dei suddetti dati comporta l’automatica indeducibilità dei costi dei carburanti riportati nella scheda carburante e l’indetraibilità della relativa iva.
Sul versante penale, invece, viene richiamata la recente sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione, la n. 912, depositata il 13 gennaio 2012, nella quale si afferma che il contribuente che “gonfia” le schede carburante al fine di evadere le imposte sui redditi e l’IVA è penalmente responsabile del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, reato che comporta la reclusione da 18 mesi a 6 anni.
La responsabilità penale è imputabile anche al commercialista che, per colmare le disattenzioni del proprio cliente, provvede a “completare” le sue schede carburanti prima della registrazione in contabilità: l’art. 11 del DL n. 201/2011 assimila, infatti, la produzione di documenti falsi, ovvero le risposte non veritiere all’Amministrazione finanziaria, ai casi di falsità nelle autocertificazioni. Le condotte penalmente perseguite dovrebbero quindi essere due: esibizione o trasmissione di atti o documenti falsi e comunicazione di dati e notizie non rispondenti al vero.
Circa la prima ipotesi, chi emette o utilizza fatture per operazioni inesistenti potrebbe rispondere del nuovo reato per il solo fatto di averle esibite e/o trasmesse all’Amministrazione finanziaria. Dunque, chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia. Si tratterebbe, nella maggior parte dei casi, di ipotesi di falsità punite con la reclusione, al massimo, fino a tre anni.Pertanto anche il commercialista, chiamato alla registrazione contabile della scheda carburante, deve porre la massima attenzione alla corretta compilazione da parte dei clienti del documento.


1 commento:

  1. Solite sanzioni sproporzionate a carico di contribuenti e professionisti...

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